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Vendita “salvagas” porta a porta : Esposto in Procura


E’ arrivata a Parma la vendita porta a porta di rilevatori di gas, una pratica subdola al limite tra la prassi commerciale scorretta e la truffa aggravata ai danni di persone anziane. Alla fine del 2012 la Procura di Brescia aveva disposto l’arresto ai domiciliari per tre venditori che avevano convinto altrettanti anziani ad acquistare apparecchi cosiddetti “salvagas” dicendo che erano obbligatori per legge. Ora anche una signora parmigiana di 84 anni, residente in zona stadio, è rimasta vittima del raggiro.

Nei condomini della zona, abitata soprattutto da anziani, nei giorni scorsi sono comparsi volantini che annunciavano l’arrivo di rappresentanti di apparecchi per la rilevazione di fughe di gas per conto di una ditta che ha sede lagale a Milano e depositi nel bresciano. La signora ha aperto la porta a uno di questi presunti venditori, che le ha detto che l’installazione del macchinario era obbligatoria per legge. Una falsità, che però è stata la molla che ha fatto sì che l’anziana decidesse di procedere all’acquisto, spaventata da eventuali sanzioni per inottemperanza. La signora ha sborsato ben 249 euro in contanti per un apparecchio che si può trovare in qualsiasi negozio di ferramenta e che ha un valore di mercato di 20-30 euro.

Il venditore le ha fatto firmare un contratto di vendita con la scritta in stampatello “Non è obbligatorio” in alto e vicino alla firma. Una scritta ambigua che da un lato vorrebbe tutelare la società dai rischi penali, ma che dall’altro può essere interpretata in qualsiasi modo dal truffatore, soprattutto se ha davanti una persona anziana. Non solo. Il contratto contiene, scritto in piccolo, una “Dichiarazione vendita dell’onestà” in cui il firmatario dichiara di essere stato informato che l’acquisto non è obbligatorio. Come ultima beffa, l’incaricato ha lasciato alla signora un libricino con consigli su come difendersi dalle truffe.

Il raggiro è emerso quando la vittima ha raccontato tutto alla figlia. La signora si è così rivolta al Movimento Nuovi Consumatori, che presenterà una denuncia alla Procura di Parma e cercherà di ottenere dalla ditta la restituzione dei 249 euro, esercitando il diritto di recesso. (tratto da parmalarepubblica.it)